giovedì 31 dicembre 2015

Lo scrittore (58)

Lo scrittore che racconta il mondo osservandolo dalla prospettiva romanzesca, spesso viene considerato un giullare proprio da coloro che poi regolarmente si ritrovano a fare i conti con realtà in tutto e per tutto identiche a quelle narrate; in altre parole, lo scrittore é un "Cassandro" semiserio, che se la ride sotto i fatti...


mercoledì 30 dicembre 2015

Lo scrittore (57)

Lo scrittore sa benissimo che un certo tipo di scrittura ha la stessa utilità di infilare gli occhiali per vedere meglio i sogni durante il sonno; ma il lettore che riesce a entrare in sintonia con quei particolari scritti, vede davvero la vita con maggiore nitidezza di spirito, risvegliandosi da un sonno nel quale non si era reso conto di esser sprofondato, e domandandosi con stupore cosa ci faccia quel paio d'occhiali sul suo naso...



martedì 29 dicembre 2015

Buon Anno (con “enne” a scelta)


Carissime amiche delle nutrie che van per pensieri (per oggi voglio usare il femminile come genere primario, inclusivo di tutti i generi), l’ultimo scrittino del 2015 (frasette dello scrittore a parte, che continueranno regolarmente imperterrite ancora per un po’) lo stilo in forma augurale affidandomi ancora una volta alla cara, vecchia e amata letteratura.

Vi riporto auguralmente due brani bellissimi, seppur agli antipodi in fatto di umore e atmosfere evocate. Il primo è il più puro condensato di pessimismo che forse avrete mai letto; il secondo è Grazia messa in parole. Ma entrambi, inopinatamente, non possono fare a meno di approdare nello stesso porto: quello della bellezza assoluta.

Il primo autore che chiamo in causa ha avuto da un certo punto di vista un curioso destino letterario. Nel senso che, per quanto si sia sforzato di esaltare e ricercare sempre “il nulla” e l’insensatezza del Tutto, è rimasto “fregato” dalla bellezza stessa della sua opera. Succede allora che ci racconti delle cose tremende, tristissime, al di là di ogni umana capacità di concepir mestizia. Ma il risultato è inaspettatamente vivificante, consolatorio, energizzante ed esaltante addirittura. Leggete per credere:

«…Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l’esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell’universo è il male; l’ordine e lo stato, le leggi, l’andamento naturale dell’universo, non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v’è altro bene che il non essere: non v’ha altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l’universo; non è che un neo, un bruscolo in metafisica. L’esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un’imperfezione, un’irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infintamente piccoli a paragone di ciò che l’universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infintamente piccolo a paragone della infinità vera, per così dire, del non esistente, del nulla…»

“Zibaldone di pensieri” (Aprile 1826) – Giacomo Leopardi

L’altro piccolo passo è una chiosa gentile, scritta a margine del primo incontro fra Giacobbe e la futura sposa Rachele:

«…Chi potrebbe scomporre l’armonico incontro di dolci e felici accordi con i quali la vita, mescolando qua e là elementi ereditari con qualche aggiunta assolutamente nuova e unica, crea la grazia di un volto umano? Incanto che si regge sul filo del rasoio, appeso, si vorrebbe quasi dire, sempre a un filo o a un capello, così che se anche un piccolo tratto, un minimo muscolo fosse disposto altrimenti, resterebbe ancora molto, ma svanirebbe l’insieme, l’apparizione che delizia e soggioga i cuori…».

“Giuseppe e i suoi fratelli – Parte prima: Le storie di Giacobbe” (1933) – Thomas Mann

Le stupende parole di Mann mi hanno suggerito una riflessione. Non molto originale, forse. Ma di sicuro in sintonia col clima “auguralizio” di questi giorni. Mi hanno fatto pensare che, in fondo in fondo, non abbiamo che “gli altri”, a questo mondo. Certo, la vita può riservare mille bellezze, originate dalle più svariate fonti. Ma tutto, alla fin fine, è da ricondurre agli altri. A volte ci stanno sui maroni; spesso sono degli scassaminchia inenarrabili; altre volte non ne vorremmo sapere più niente di loro (degli “altri”), per tutto l’oro della Terra. Però, il prodotto che deriva da questo frenetico invertire l’ordine dei fattori, è sempre lo stesso: nessuno può prescindere dagli altri. Non può evitare di specchiarcisi; non può fare a meno di cercare il loro appoggio, riconoscimento, affetto, vicinanza, calore.

«…L’inferno sono gli altri…», disse una volta Jean-Paul Sartre. Forse non aveva neanche tutti i torti. Però poi anche lui, per tutta la vita, quel calduccio infernale ha continuato a ricercarlo. Come facciamo tutti, d’altra parte. 

Insomma, per farla corta, per farla breve, mio caro oste pòrtace da bève, e tanti auguri di Buon Anno a tutti (con numero di “enne” a scelta). Fate l’amore il più possibile, con una donna, con un uomo, o anche da soli. Fatelo in senso letterale o metaforico. Fatelo con un libro, con un fiore, con un brandello di cielo azzurro. Immergetevi nell’amplesso cosmico che fonde insieme tutto quanto rechi su di sé la bellezza enigmatica degli “altri”.


Lo scrittore (56)

Con lo scrivere, lo scrittore esce da se stesso e nel contempo accede alle proprie profondità più intense: sul filo sottilissimo di quella "non-dimensione", gioca tutte le sue magie linguistiche, esprimendosi attraverso uno dei più sommi strumenti a disposizione dell'uomo per esaltare la propria umanità...



lunedì 28 dicembre 2015

Lo scrittore (55)

Quando non trova più senso alcuno nel mondo, lo scrittore si mette a scrivere, oppure apre un libro scritto molto tempo prima del suo tempo, da uno scrittore molto più grande di lui; allora, dopo qualche riga o pagina, d'un tratto si ritrova immerso laddove qualsiasi tipo di senso non può prescindere mai da una qualche forma di non-senso; poi posa la penna, o chiude il libro, con un sapore di vivida rigenerazione sotto al palato, e un lieve "retrogusto di cielo" sulla lingua, pensando a quanti si ostinano ancora a non abbandonarsi a tutti i colori del vero...



domenica 27 dicembre 2015

Ma robe da nutria! - "Non ci sono più i mezzi secoli..."

 
 
 

Lo scrittore (54)

Lo scrittore respira parole scritte; così come l'atto del respirare è composto da una fase di immissione del fiato e da una di emissione, lo stesso accade allo scrittore: quando legge, oppure quando scrive. Atman e Brahman, Pneuma e Psychê, continuano così a inverarsi nella loro ineffabile danza lungo il sottile crinale della parola...


sabato 26 dicembre 2015

Il gomito dell’idealista


Se hanno avuto la giusta intensità e l’esatto peso, certi momenti rimangono nella loro consistenza per sempre. Il momento di cui voglio parlare, non so bene se capitò proprio a me. Diciamo che mi capitò, e al tempo stesso non mi capitò. Perché nella sua preziosità, deve rimanere ovattato fra i ricordi, come se facesse parte di un sogno stralunato. 

A tutti piace ricordare le cose del proprio passato, come fossero ammantate da un sottile velo di leggenda. E’ una buona pratica di “ecologia della mente” (gli estimatori e studiosi del grande Gregory Bateson mi scuseranno se prendo in prestito indegnamente questa sua bellissima espressione). “Mitologizzare” i ricordi può comportare anche certi rischi. Ma se lo si fa con grazia e misura, aiuta a distogliersi dalla convinzione, che subdola spesso s’insinua, di aver buttato via tutta, ma proprio tutta, la propria vita.

All’epoca andavo in terza liceo (scientifico: scuola frequentata nei miei anni di nutria giovanile). Quello della terza liceo fu un anno molto particolare. S’incastona nel monile della mia memoria come un periodo di semi-anarchica e pseudo felice svagatezza dell’essere. La prima e la seconda erano state difficili. Il passaggio dalla care medie paesane, ai rigori della scuola cittadina, si era rivelato duro. Ci vollero giusto due anni, per incassare il colpo. La quarta e la quinta, sebbene in altro più variegato modo, furono anch’esse problematiche. 

La terza invece si manifestò tra i marosi adolescenziali come una piccola boa serena. La scuola era divisa in due sedi, allora. Dalla terza in poi si passava in un pittoresco e antico edificio disposto su chiostri, decadente quel che bastava per creare un clima da bohème dei brufoli. Nemmeno la mala-scuola, neppure il terremoto, riuscirono quell’anno a infrangere un certo sentimento di trasecolata giocosità, diffuso in aula.

La mala-scuola provocò una sarabanda senza fine di sostituzioni di professori (soprattutto di italiano e latino), ma non riuscivo a vedere la cosa diversamente dall’opportunità di conoscere nuovi aspetti delle materie, spiegate da diversi punti di vista.

Il terremoto “tirò” davvero, non parlavo in senso figurato. Per fortuna di pomeriggio, mentre ero lontano dalla città, a fare tiri a canestro, sul campetto da basket di Gillipixiland. Il controsoffitto dell’aula rovinò tutto sui nostri banchi, regalandoci tre giorni di vacanza e poi il trasferimento in un’aula ancora più “topacchiosa” e folcloristica.

In terza liceo conobbi il professore e le materie che mi cambiarono la vita. Il professore era quello di storia dell’arte. Le materie: storia dell’arte, naturalmente; latino, che conoscevo già dalla prima, ma ne divenni consapevole in terza; e filosofia.
In terza liceo scattò poi il confronto con i “grandi”. I ragazzi e le ragazze di quarta e quinta erano ai miei occhi ormai “quasi uomini”. Ma soprattutto, “quasi donne”. In quelle giornate mi innamoravo a nastro continuo. Avevo scoperto il taylorismo dell’infatuazione. Avrei voluto fidanzarmi con una ragazza nuova ogni ora. Nella somma indecisione, non mi fidanzavo con nessuna. 

Ero il coatto idealista della cotta. Non che allora non pensassi alle ragazze in tutta la loro completezza di esseri sensuali definiti e precisamente accessoriati. In questo ho sempre avuto un potentissimo spirito di osservazione e un “occhio di lince” micidiale. Che le ragazze fossero diverse, molto diverse nel fisico, rispetto ai ragazzi, me n’ero accorto già da tempo. Ma alla fine una sconfinata timidezza “orsesca” mi induceva a innamorarmi di cento, e parlare con nessuna. 

Il metodo aveva anche i suoi vantaggi. Mi potevo innamorare anche delle più irraggiungibili; anche di quelle che avevano già il moroso più tignoso e pugnace (nel senso che un pugno sul naso sarebbe stato garantito); anche delle strabelle da sogno, delle super curvose “ad abundantiam”. In senso “idealizzato”, potevo fidanzarmi con tutte. In questo modo, a parte l’irrilevante dettaglio che loro non ne erano al corrente, e il vantaggioso aspetto che io non ero geloso dei fidanzati ufficiali, le nostre storie funzionavano a meraviglia.

Una di queste eccelse vette amorose rimirate dal basso della mia pianura d’orso, solo con l’ausilio del binocolo, era appunto una ragazza “grande”. Lei faceva la quarta, e per quell’anno fu la mia Monna Lisa, la Beatrice tascabile, la Laura sognata, la Eva Kant del mio “diabolikeggiante” “si guarda ma non si tocca”.

L’assoluta irrealizzabilità, non dico di una fantascientifica storia d’amore, ma anche di un semplice scambio di parole con lei, in qualche modo esaltava il mio eroismo di “fidanzato in incognito”. Avrei avuto più possibilità di uscire a cena con Afrodite-Venere in persona, che riuscire a pronunciare una parola guardandola negli occhi. Mi bastava avvistarla in fondo al corridoio, nell’intervallo, e subito udivo ai miei piedi un buffo suono familiare: «…Tlin, tlin, tlin!!!...». Niente di grave: erano soltanto le mie pupille, inopinatamente cadute “a rimbalzello” sul pavimento.

Era bella. Bellissima. Nella mia classifica estetico-muliebre di sbarbatello pluri-findanzato immaginario, era un gioiello femminile puro. Alta, slanciata, sinuosa, capelli mori lunghi, un ovale del viso molto delicato, occhi come specchi nel salone luminoso della sua dolce espressione. E andando giù, tutti gli argomenti necessari a far immaginare una messe di letizie e giocondità nascoste, tutte da mietere in festosa attitudine, una volta conquistato il diritto di accedervi con l’opportuno “falcetto della gioia” (se non fosse stato per l’annosa avversione della Confagricoltura, nei confronti di noi grandi inventori del teorico marchingegno amoroso).

L’anno di terza si srotolò fra le tante altre cose, anche col lieto sottofondo di queste occasionali folgorazioni rapite, che l’inarrivabile visione del “meta-fisico” di lei mi regalavano. Fino a quando, in primavera venne il tempo della gita. La meta prevista: Gubbio, Perugia e giù di lì. La classe che ci avrebbe accompagnato (…oh sommo stupore e meraviglia!!! Siano lodati gli dèi del fidanzamento unilaterale!!!...), proprio la classe di lei. Vi risparmio il racconto di tutte le occasioni in cui volai a due spanne da terra, con le nuvolette sotto i miei passi, ogni volta che la potei ammirare in quei giorni di gita. E vengo all’episodio cruciale della storia.

Era prevista una visita in un qualche museo. Non ricordo più bene quale. Mi pare fossero esposte cose etrusche e romane. C’erano bellissime vetrine di bronzi, monili e oggetti domestici antichi, e ci accalcavamo tutti intorno per osservare i dettagli, allungando i colli verso le sfumature più fini. La visita mi stava prendendo parecchio. Ero davvero immerso nella contemplazione di quei pezzi così carichi di storia e di vetusto fascino. Mi estraniavo un po’, quasi dimenticando di avere a fianco e alle spalle tutti i compagni di classe, quelli della mia, e i più grandi di quarta. 

Mi ero giusto chinato per soppesare qualche piccolo tesoro oltre il vetro, e quando mi risollevai, non so perché, forse per ristabilire l’equilibrio nella postura eretta, spinsi leggermente i gomiti indietro. Il luogo dove andò a cozzare il mio gomito sinistro (lo ricordo come fosse ora), apparteneva alla porzione più morbida di universo con cui abbia mai avuto a che fare. 

Si trattava niente meno che di una tetta di “lei”. Se non vado errato, la tetta destra.

Meraviglia, stupore, beatitudine suprema, superamento ultra-sonico della barriera del giubilo superlativo!!! E al tempo stesso: precipizio, sprofondamento, impudico e rovinoso crollo nelle grotte più buie dell’imbarazzo!!!

Un misto concentrato a mille, di sensazioni e emozioni mi passò attraverso per il gomito, risalendo lungo il braccio, andando a invadere la mente e poi tutto il resto fisico di me stesso. 

Quello che seguì non fu meno stupefacente e denso di meraviglia. Anziché disappunto o fastidio, sul suo viso si dipinse soltanto il più splendido candore. Quasi un moto di scuse, per essersi appressata troppo. In una frazione di secondo, quel viso che per me era allora l’incanto fatto ragazza, accolse una rassegna delle sue espressioni più belle: dolcezza, lieve impaccio, simpatia radiosa e anche un pizzico, remotissimo (ma forse ero solo io che così me lo volevo immaginare) di complicità.

Poi non successe nulla, ovviamente. Non ci dicemmo parola. Io continuai a essere suo fidanzato ignoto, e la scuola pian piano finì, anche con buoni voti. L’estate portò nuove e più articolate teorie del fidanzamento sublimato, e questo mi fece un po’ divagare su altri soggetti amorosi. Ma quell’anno lo serbo sempre nel cuore, come l’anno di una scoperta meravigliosa: il mondo aveva voluto rivelarmi una delle sue verità più preziose. Ossia, che le tette sono morbide da impazzire.



Lo scrittore (53)

Anche quando vuole raccontare una semplice scena, lo scrittore si addentra nel folto della boscaglia onirica, agitata dallo stormire del vivo sonno d'occhi rapidi (*); ne ritorna indietro soltanto dopo aver strappato dalla valigia dell'ignoto qualche brandello di frase, che proprio come nel caso dei sogni raccontati, non riesce mai a render conto appieno dello spettacolo ammirato in quell'arcana dimensione remota...

(*)= R.E.M., Rapid Eye Movement



venerdì 25 dicembre 2015

Lo scrittore (52)

A volte lo scrittore é folgorato da una frase magnifica, ma non dispone subito del necessario per fermarla sulla pagina; tornato a casa, cerca di ricordarla, però non riesce più a darle forma con la perfezione pensata in quel momento fuggevole, e la rimpiange per sempre, come una ragazza della quale da giovane si era innamorato, senza mai trovare il coraggio di rivelarle la sua passione...



Lo scrittore (51)

Lo scrittore nasconde sotto il materasso sacchetti di fantasia, bustine di curiosità e carpette di bellezza; dorme con almeno trenta libri sul comodino; accende tutto intorno al letto incensieri nei quali brucia essenza di bella scrittura, spargendo nell'aria profumi di ritmo narrativo puro; così anche durante il sonno non gli manca mai la compagnia delle parole, che lo cullano come un infante nato alla luce dei raggi di luna della notte dei tempi...



mercoledì 23 dicembre 2015

Lo scrittore (50)

Lo scrittore ha avuto le parole come compagne di classe fin dai tempi dell'asilo; alle elementari, erano vicini di banco; alle medie, sono stati divisi in due sezioni, ma si trovavano a parlare nell'intervallo; alle superiori, hanno fatto scuole diverse, ma si vedevano sulla corriera, per raccontarsi le loro mattinate; l'università, in due città lontane; ma dopo la laurea, si sono ritrovati innamorandosi follemente, come fosse il primo giorno che si vedevano in vita loro...



Natale con le nutrie, Pasqua con l’albiola…


- Non vorreste un’albiola?
- E che cos’è un’albiola?
- Cinque stronzi per farvi la museruola (*)

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Cari amici viandanti per pensieri ed estimatori tutti delle nutrie, ormai son quasi nove anni. No, dico: quasi nove anni! Tanto è il tempo che scrivo sul mio blog Andarperpensieri, da un anno sdoppiato nella paginetta facebook delle nutrie. E questo è il decimo Natale in cui cerco di farvi una specie di auguri.

Per quanto uno si sforzi di rimanere se stesso, non c’è nulla da fare, non ci riesce. Ci sono poche storie. Soprattutto quando si parla di questioni culturali, comunicative, ragionative, intellettive. Se hai a che fare con simili pinzillacchere, lo strumento che usi, ti cambia la mente. E’ questa la schietta sostanza.

Il blog era ancora uno spazio di scrittura in cui gli autori tentavano di macinare “granu mentis” in proprio, per ricavare farina argomentativa dal loro sacco. Facebook (salvo tanti casi lodevoli, va precisato) è invece un gran rimbalzatoio di puttanate. Le quali si moltiplicano in misura esponenziale, di modo che, per starci dietro, c’è sempre meno tempo. La rapidità con cui il messaggio deve essere colto, si fa allora sempre più stringente e sincopata. Risultato: un’umanità che si rilancia a vicenda una marea di puttanate concentrate e in via di sempre più rapida concentrazione.

Non sto scrivendo queste cose per attenermi alla solita manfrina dell’andava meglio quando andava peggio, e dei bei tempio andati, quando Berta filava il vestito del santo, vestito d’amianto, anvédi che santo!

No. E’ solo per constatare il fenomeno anche su me stesso. Influenzato dalla paginetta facebook delle nutrie, sono andato pian piano scrivendo sempre più in breve, finché, quasi senza pensarci in modo particolare, è iniziata questa sequela di brevi frasi, con protagonista lo scrittore. Era fatta: il mezzo aveva fottuto anche me!

Che il fine giustifichi i mezzi, non è mai stato appurato bene fino in fondo. Di fatto, i mezzi ti plasmano la mente. Questo è sicuro. Ne possono derivare anche cose belle, per carità. Delle mie frasi dello scrittore sono soddisfatto, e forse non sarebbero mai nate senza l’«imputtanitoio» forzoso di facebook.

Anche le nutrie, devo dire, mi han dato belle soddisfazioni. Più ci rifletto sopra, e più mi convinco che l’immagine della nutria, con tutto il portato di distonie ecologiche che si tira dietro, ci offre una delle più efficaci metafore della condizione esistenziale nella nostra società. Nelle mie vignette, le care pellicciotte codose si sono esibite nelle più surreali vicende, ma basta accendere la tele ogni giorno, e ne senti sempre una nuova che le surclassa in fatto di assurdità e stravaganza.

Tutto questo insomma, per augurarvi un buon Natale, per la decima volta qui su. Tanto lo so che nessuno sarà arrivato fino a questo punto, nella lettura. Sarete già tutti scappati a inseguire la puttanata più ultrasonica che vi è passata sott’occhio. Ma intanto io gli auguri ve li faccio ugualmente. In fondo, è il pensiero quello che conta. 

Inoltre, l’importante è ricordare che esistono sempre anche i libri. Quegli oggetti dell’anima, che c’insegnano come la vita sia fatta non solo d’illusori lampi di un’elettrizzante rapidità, ma soprattutto di tempi lunghi, a volte pallosi, esigenti, noiosi, e nel contempo profondi, remoti, misteriosi, faticosi e nascosti. 

Libri magari scritti un mezzo millennio fa circa. Come il “Gargantua e Pantagruele” di François Rabelais (1494-1553). Che con le sue 858 pagine e fischia, richiede tempi di lettura lenti: ore, giorni, forse mesi addirittura. Ma che è anche capace di fulminanti dialoghi, come quello che ho riportato in apertura di questo scrittino (*).

- Non vorreste un’albiola?
- E che cos’è un’albiola?
- Cinque stronzi per farvi la museruola.

Piccole, impagabili saette di follia, utili eventualmente anche come suggerimento per un’idea-regalo natalizia del tutto inedita. Se proprio siete presi dal dubbio “regalizio” più tormentoso, fate così: in occasione del presente Natale, regalate un’albiola. 

Oppure se incontrate degli amici, nel presentare i più vostri cordiali auguri, stupiteli aggiungendo anche:
- Non vorreste un’albiola?
- E che cos’è un’albiola?
- Beh…fa niente, ve lo spiego poi a Pasqua...


martedì 22 dicembre 2015

Lo scrittore (49)

Lo scrittore può prendere la parola e abitarci dentro per anni; non chiede mai indietro la parola data, perché quella appartiene ormai al lettore; é uomo di parola, perché le sillabe gli sbucano fuori dalle tasche, dal colletto e dai polsini; ha sempre la parola sulla punta della lingua, essendo lui un buongustaio raffinato; ti prende sempre in parola, perché le sue frasi sono un veicolo gentile sul quale ti fa salire per viaggiare in ogni dove; a chi lo rimprovera dicendogli "fatti e non parole", lui risponde "va beh, tu intanto fatti!"; di parole, fa spesso giochi, per il gusto alchemico di trasformare il vile metallo dell'inconsistenza, nell'oro dell'impalpabilità; e quando non gli viene la parola, non si preoccupa a spingere oltremodo, perché tanto la farà domani mattina (la parola)...



lunedì 21 dicembre 2015

Lo scrittore (48)

Lo scrittore é lo scienziato del Tutto: le sue parole possono stanare l'infinitamente piccolo, come un acceleratore di particelle subatomiche, oppure raggiungere l'infinitamente grande, come un potente radiotelescopio; con la differenza che lo scrittore riesce a fare le due cose nel medesimo tempo e nel medesimo spazio, fondendo Immane e Minuscolo in un'unica dimensione totale...



domenica 20 dicembre 2015

Lo scrittore (47)

Talvolta lo scrittore affronta la pagina bianca in "euritmica"(*) propensione, come se dovesse salvare il mondo oggi; poi si distrae un attimo, gli scappa la pipì, un raggio di sole gli sfiora il naso, un uccellino fuori gorgheggia, e da tutto ciò conclude che aver scritto qualche buona frase é già tanto per il momento: il resto si vedrà domani...

(*) = "I saved the world today" - Eurythmics (1999)



sabato 19 dicembre 2015

Lo scrittore (46)

Lo scrittore é metodico nelle sue invenzioni e inventivo nel proprio metodo: per lui metodo e invenzione sono due facce della stessa verità, sono l'androgino di Platone tornato sulla terra in una impalpabile foggia narrativa, per posarsi lieve sopra la membrana abissale della pagina...



venerdì 18 dicembre 2015

Lo scrittore (45)

Per lo scrittore, scrivere è come amare una sola donna per tutta la vita, tradendola ogni giorno sempre con lei medesima...



giovedì 17 dicembre 2015

Lo scrittore (44)

Lo scrittore scrive, perché soffrendo (o vivendo il privilegio) di una forma di ipersensibilità esistenziale, trova nelle sue frasi l'unica possibilità di valicare distanze sovrumane; ogni persona conosciuta è infatti una inarrivabile vetta innevata, oppure un abisso profondo gravato da migliaia di atmosfere: solo la scrittura offre l'ossigeno necessario, o il batiscafo adatto, per spingersi sino a là...



mercoledì 16 dicembre 2015

Lo scrittore (43)

Lo scrittore ha nostalgia del domani e guarda fiducioso al passato; costruisce l'edificio dei suoi scritti partendo dal tetto, su su sino alle fondamenta; va dal barbiere a farsi riattaccare i capelli; quando viene invitato a una festa, manda avanti i suoi vestiti e solo dopo qualche tempo, arriva lui; é proprio perché ama fare tutto ciò, che lo scrittore scrive...




martedì 15 dicembre 2015

Lo scrittore (42)

Per lo scrittore, scrivere é come spogliare con voluttà la propria amata; i segni di punteggiatura sono gli indumenti di lei: il punto è la camicetta; la virgola, il reggiseno; punto e virgola, la gonna; due punti, le mutandine; e le parole scaturite, son tutto l'incanto portato alla luce...



lunedì 14 dicembre 2015

Lo scrittore (41)

Lo scrittore giovane guarda alla pagina bianca con terrore panico; lo scrittore maturo ci si riflette come nello specchio della sua anima; lo scrittore senza età s'immerge in essa come fosse lo sguardo profondo della donna amata...



domenica 13 dicembre 2015

Lo scrittore (40)

Lo scrittore è ghiotto della felicità del lettore, e usa le parole, ora come grosse zampe d'orso per frugare nel favo di miele della meraviglia di chi legge, ora come zampette d'ape per pettinare palline di polline narrativo dal suo cuore...



sabato 12 dicembre 2015

Lo scrittore (39)

Quando rilegge una sua frase particolarmente riuscita, talvolta lo scrittore viene colto dalla stessa serendipità delle occasioni in cui una serie di accadimenti assai poco felici è sfociata in un fausto evento...



venerdì 11 dicembre 2015

Lo scrittore (38)

Lo scrittore veramente degno di questo nome ha un continuo appetito di cibarsi delle parole di tutti i più grandi scrittori che lo hanno preceduto, con la stessa voluttuosa golosità del fiume quando si getta nel mare...



giovedì 10 dicembre 2015

Lo scrittore (37)

Nella scrittura si cela l'ideale femminino dello scrittore, sia che egli lo voglia compenetrare, sia che voglia esserne compenetrato: la pagina scritta si lascia fecondare, ma è al tempo stesso fecondante...


Lo scrittore (36)

Lo scrittore capisce di aver creato qualcosa di bello, quando le proprie parole gigioneggiano sulla pagina con la stessa eleganza arcana propria delle movenze di un gatto: non curanti, temporeggiano fra i piedi dell'emozione; stanno sulla soglia con fare ipnotico, sospendendo di meraviglia il passaggio da una frase all'altra; saltano fra i passi mentre si scendono le scale sino alle profondità dei significati; fanno le fusa sulle caviglie dei pensieri...



martedì 8 dicembre 2015

Ma robe da nutria! - "Le nutrie e il service pack"

 
 
 

Lo scrittore (35)

Le parole scritte iniziano a traspirare un certo grado di perfezione, quando la voce dello scrittore si affievolisce sino a sfiorare il silenzio, e nel frattempo le cose, i fatti, i pensieri raccontati, prendono in mano le redini del discorso e cominciano a parlare di propria spontanea volontà...



lunedì 7 dicembre 2015

Ma robe da nutria! - "Nutriland incontra..."

 
 
 

Lo scrittore (34)

Lo scrittore s'innamora di sé, si corteggia, si ama, s'ingravida e partorisce se stesso, ogni volta che spalma la felicità di una frase sulla pagina...



domenica 6 dicembre 2015

Lo scrittore (33)

Lo scrittore ha la stessa età del mondo, insieme si divertono a ripercorrere i ricordi della loro giovinezza: quando davano grattini sotto il mento ai dinosauri; la volta che s'innamorarono della stessa donna (ma fu il mondo a goderne le grazie); tutte le sbornie prese in compagnia, per brindare al fiorire di una nuova civiltà. Poi lo scrittore dá l'arrivederci al mondo, e si mette a scrivere come se fosse nato stamattina...



sabato 5 dicembre 2015

Ma robe da nutria! - "Ubi maior..."

Lo scrittore (32)

Lo scrittore é il "pedagogo" dei propri piedi, l'assalitore del suo alito, l'ambasciatore del suo sudore, il sospensorio dei suoi sospiri, il lasciapassare dei suoi passi, il banditore del suo odore, il "maniscalco" delle sue mani, il rifinitore del suo fiuto, l'asceta delle sue ascelle; quando le sue pagine sono intrise della nobiltà più pura del significare, da esse rifulgono i piedi, l'alito, il sudore, i sospiri, l'odore, le mani, il fiuto, le ascelle del lettore...



Lo scrittore (31)

Lo scrittore modella ogni frase come una scultura, ma il materiale usato non ha paragone con nessun'altra sostanza vera; perché la superficie esterna, indurita e levigata sulla liscia comprensibilità delle parole, continua a rivestire nel proprio interno l'inquieto nucleo magmatico dell'indicibile dal quale tutto ha avuto origine...