domenica 29 maggio 2016

"Un pensiero al giorno" 64 - "Escape from Algattaz"

"Un pensiero al giorno"

64 - "Escape from Algattaz"

Nei posti in cui vado, se ho la possibilità di fare osservazioni feline, sono già contento. Dove c'è un micio da contemplare, la delizia degli occhi e dello spirito è garantita.

Un mio amico ha compiuto gli anni e ci ha chiamato per una festina. A felinizzare l'atmosfera ci ha pensato il miciotto di casa, un certosino grassottino il giusto nel fisico e felpatissimo nell'animo.

In ogni micio si nasconde un serioso buffoncello. La festa si è svolta nell'accezione più placida: gambe sotto al tavolo e chiacchierata mangereccia. A fare da morbido contorno impellicciato, le mini prodezze del micio. Per modo di dire: ogni gatto, per mostrarsi eccezionale, non deve far altro che essere normale, svolgere con scrupolo il suo mestiere di gatto come se nulla fosse, e niente altro.

In paese, di solito un gatto ha libera uscita, è molto difficile tenerlo sempre dentro. In un caso o nell'altro, bisogna fare una scelta. O custodirlo attentamente nella sicurezza, ma anche col sacrificio di libertà che comporta, o rischiare, assecondando il suo spirito girovago naturale.

Il micio del mio amico vive l'inusuale condizione di campagnolo a domesticità coatta. Per lui hanno deciso così, non entro nel merito della scelta. Di fatto però si vede che la casa gli va un po' stretta, come una prigione dorata. La situazione si riflette sul suo carattere, un po' da birbante psico-irrequieto.

In quella casa è trattato da pascià, ma la mente gattesca macchina ogni minuto rocamboleschi piani di evasioni celebri. Essendo una casa di stampo tradizionale, molto ben curata ma già coi suoi annetti sulle tegole, l'ingresso principale e quello sul retro sono muniti di antiporta. Il piccolo spazio di interregno tra dentro e fuori è l'habitat naturale di questo perenne aspirante fuggitivo conte di Montemicio.

La situazione dà adito a piccoli buffi interludi, velati da un sottofondo di malinconia, perché a vederlo, si tifa con moto spontaneo per la sua eventuale libertà finalmente conquistata, ma al tempo stesso si sa che per lui è meglio così.

Per sfoderare la prima clamorosa strategia di fuga, ha dato subito il meglio del suo virtuosismo attoriale: a pancia all'aria, con i cosciotti certosini spalancati, si è prodotto in una delle pose più plastiche che mai fantasia felina abbia escogitato. Sicuramente pensando: "...Se non si inteneriscono così...e quando mai mi faranno uscire, se no?...".

La tecnica, chissà quante volte messa in atto, non dà nessun frutto, ma lui non demorde mai dall'applicarla. Poi, forse per distrarsi e scordare per qualche attimo le ossessioni evasive, si è avventurato in mini incursioni fra le gambe dei convitati. Molto piacevole, ogni tanto, veder spuntare da sotto la tovaglia una codina scura e ritta di vispezza, come la simpatica pinna di uno squaletto peloso a caccia di carezze dalle tante mani che non potevano resistere dall'elargirle.

E poi via di nuovo a pattugliare l'antiporta, ispezionando l'andirivieni degli ospiti, ma non riuscendo mai a infilare uno spiraglio utile che sia uno ("...proprio in una casa in cui s'ignora il concetto di "porta aperta" dovevo capitare?!?!?!...").

Intanto a tavola l'attenzione si sposta sulle chiacchiere e sui deliziosi dolcetti e salatini assortiti. Ma un certosino in fuga non è il tipo da abbandonare il palcoscenico troppo in fretta. E infatti poco dopo, dalla mia postazione con perfetta visuale sulla porta, gli ho visto fare più volte uno dei gesti gattevoli più disperatamente teneri e simpatici di sempre. Impennato sul "retromicio" come avesse conquistato la posizione eretta da micio sapiens, con le zampette davanti assestava eloquenti pedalate contro lo stipite, imbastendo un misto tra un velleitario tentativo di perforare il legno e una iper-energetica posa in preghiera dinamica: "...vi prego, vi prego, vi prego, là fuori ci sono mille uccellini, topi, anfratti fra i muri da esplorare, prati, tronchi per farsi le unghie, rami da scalare!!!...".

La nuova mossa non otteneva altro che delicati rimproveri da parte dei padroni di casa, fino al rinnovarsi di un altro momentaneo occultamente del nostro eroe, aspirante fuggitivo. Per un po' non si hanno sue notizie, a tavola si è troppo impegnati a darci giù di ganasce per lasciarsi distrarre, ma passa poco tempo che dallo spazio fra porta e "anti", proviene un giocoso tramestio "cartonato". Ovviamente era sempre lui, l'amichetto Gattilion, che si sfogava almeno un po' con una scatola, assumendola quasi a emblema della sua prigionia di bambagia.

Ma prima che la festa finisse, e lui venisse invitato a "confinarsi" nei suoi appartamenti notturni per il meritato sonno, almeno una piccola soddisfazione de-coubertiniana il caro certosino l'ha avuta.

Slalomeggiando fra il filosofico e il fisiologico, s'è cavato il gusto di praticare una raffinata vendetta platonica, a risarcimento dell'incomprensibile suo stato di recluso a cinque stelle: una bella pisciata su una carta caduta a terra e che aveva avvolto chissà quale delle leccornie che stavamo gustando: "...eccheccasp!!!...se proprio devo stare ai domiciliari, voglio anche l'obbligo della firma!!!...".


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